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L'Italia, insieme ad altri 12 Paesi europei, è stata deferita dalla Commissione UE alla Corte di Giustizia europea, per non aver ancora applicato correttamente o integralmente la legislazione comunitaria di base per la liberalizzazione dei servizi ferroviari (il cosiddetto "primo pacchetto ferroviario"). Secondo la Commissione, negli Stati deferiti alla Corte non è sufficientemente garantita l'indipendenza dell'organismo di gestione della rete ferroviaria (questo è il rilievo che viene mosso, in particolare, all'Italia) oppure non sono attuate in modo adeguato le disposizioni sulla tarifficazione dell'accesso alla rete, o ancora non è stato creato un organismo regolatore indipendente. In Italia, l'organismo di gestione della rete ferroviaria è la RFI (Rete Ferroviaria Italiana), controllata dalle Ferrovie dello Stato.
Secondo l'UE, il principale obiettivo delle direttive che costituiscono il "primo pacchetto ferroviario" consiste nel creare una base normativa che permetta di aprire il mercato e di attuare un regime di concorrenza nei servizi ferroviari. Le disposizioni del "primo pacchetto ferroviario" sono dirette - in particolare - a garantire l'indipendenza del gestore dell'infrastruttura nei confronti delle imprese ferroviarie, diritti di accesso non discriminatori e l'istituzione di un'autorità di regolamentazione in grado di risolvere gli ostacoli alla concorrenza per quanto riguarda l'accesso alle infrastrutture ferroviarie. Quale è stato l'iter seguito? Dopo aver svolto indagini approfondite in merito all'attuazione cui hanno proceduto tutti gli Stati membri, nel giugno 2008 sono stati avviati procedimenti di infrazione con la costituzione in mora di 24 Stati membri. In seguito alle modifiche introdotte nella propria legislazione da parte di diversi Stati membri allo scopo di conformarsi alla normativa dell'UE su una serie di aspetti, nell'ottobre 2009, la Commissione ha inviato pareri motivati a 21 Stati membri in merito alle infrazioni non ancora corrette. Dopo aver analizzato le risposte date dagli Stati membri ai pareri motivati, la Commissione ha deciso di rinviare alla Corte di Giustizia 13 Stati membri che non hanno ancora proceduto a una corretta attuazione delle norme UE. Per quanto riguarda gli altri Stati membri ai quali la Commissione aveva inviato dei pareri motivati, sono ancora in corso degli accertamenti diretti a stabilire se si renda necessario un rinvio alla Corte. Quanto agli effetti pratici, l'attuazione non corretta delle direttive del "primo pacchetto ferroviario" comporta l'insorgere di ostacoli all'accesso al mercato e una mancanza di trasparenza delle condizioni di accesso. Ciò impedisce di costituire in Europa un Mercato unico dei servizi ferroviari pienamente funzionante. Condizioni di concorrenza non eque nell'accesso all'infrastruttura possono derivare da una situazione nella quale il gestore dell'infrastruttura, responsabile della fissazione dei diritti di accesso e dell'assegnazione della capacità di rete, non sia sufficientemente indipendente rispetto agli stessi organismi che gestiscono i servizi ferroviari. Le norme UE sui diritti di accesso hanno lo scopo di promuovere un utilizzo ottimale delle infrastrutture ferroviarie. Una attuazione non corretta può portare alla fissazione di diritti di accesso troppo elevati e quindi a escludere potenziali operatori che sarebbero stati in grado di sostenere degli oneri stabiliti in base ai costi diretti derivanti dalla gestione di un servizio particolare (l'onere minimo previsto dalla normativa UE). Ciò può anche portare ad una discriminazione ingiustificata tra imprese ferroviarie che operano in segmenti di mercato diversi. La presenza di autorità di regolamentazione nel settore ferroviario forti e indipendenti in grado di prendere decisioni effettive su questioni attinenti all'accesso al mercato e alla fissazione di diritti è di fondamentale importanza, inoltre, per garantire condizioni di mercato eque e non discriminatorie. Unione Nazionale Consumatori Comitato di Roma e del Lazio
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